Vin o’ Mirr: quando capisci perchè un posto si chiama bistrot

Tutti hanno un caro amico, o amica, vegano da soddisfare.
Vanno trattati bene e assecondati, e spesso vanno seguiti i loro consigli per andare a mangiare qualcosa fuori dalle mura domestiche.

Questa settimana la scelta è caduta, senza troppi indugi, su uno di quei posti carini, che ogni volta che ci passi davanti ti riprometti di andarci. Lo avevamo adocchiato tempo fa, ma vuoi per la mancanza di puzza di fritto (indice di goduriosa scarsa salubrità dell’ambiente) vuoi per mille altre ragioni, non era mai stato il suo momento.

Vin o’Mirr, questa la dicitura corretta.
Potete pronunciarlo il mille altri modi, ma definirlo quello in piazza Massari vicino al castello vi toglierà da tanti impicci linguistici. Non si chiama vino o mirr, non si chiama vinobìrr e nemmeno Vinomì R R.
Questo fino a che non vi accomoderete a tavola.
Lì un cartoncino (in foto) provvederà a riconfondere tutte le vostre convinzioni.

Il locale è piccolino, accoglie più o meno una 20ina di persone, mentre con la bella stagione aumenta la sua capienza grazie ai tavolini sulla stradina del retro.
Piccolo nelle dimensioni, ma molto bello e curato dal punto di vista estetico. Trasmette la giusta sensazione di un bistrot.

Ecco è un bistrot.
Ce ne hanno messo di tempo per convincerci i nostri commensali, quando a fine pasto il pancino implorava ancora cibo come se l’apocalisse zombie incombesse all’indomani. Però è così. Questo non è il posto dove ou, andiamoci a sfondare brutto, questo è invece il posto perfetto per un calice di vino in compagnia e per mettere qualcosina sotto i denti.

E fatta questa premessa, per il resto il Vin o’Mirr si rivela davvero una bella esperienza.
La carta dei vini vivente, stampata nel cervello e nel cuore di uno dei gestori è molto ampia. Che sia tramandata vocalmente può piacere o meno ai clienti, ma se fatto bene a nostro parere è un plus. Certo, il sostegno cartaceo, come in altre occasioni abbiamo avuto modo di sottolineare, sarebbe perfetto per rinforzare la scelta ed espandere le conoscenze dei mangiatori.
Le possibilità di scelta del beveraggio includono anche alcune birre artigianali.

Per quello che riguarda il food, il menu è altrettanto ampio, i prezzi delle portate vanno dai pochi euro alla decina.
Noi veniamo attratti dai panini, davvero ben pensati e con ingredienti che solo a leggerli… Sbav sbav, sia onnivoro che vegano.

L’amica vegana di cui sopra dimentica i suoi precetti e punta decisa allo speak (spek? Speec?), gli altri commensali fettone di pancetta e fettona di formaggio fuso, per noi la proposta Arco Alto è la più attraente: pane casereccio con salame di cervo, formaggio, crema alle noci, pomodori e rucola.
Ad agevolare la discesa nell’esofago una birra artigianale del birrificio Birranova di Triggianello, la ambrata Negramara.

In brevissimo le cibarie sono in tavola, il sottofondo musicale accompagnerà le vostre chiacchiere senza essere troppo invadente e quasi sicuramente prenderete il dolcino per chiudere in bellezza. Ecco forse, avessimo ceduto con qualche sopatauè (tarallini, olive e altre amenità), la sensazione di pienezza sarebbe stata maggiore.

In conclusione, con una spesa attorno ai 15€ Vin o’ Mirr offre la possibilità di vivere una piacevole esperienza di gusto, con interessantissime proposte anche per i non carnivori, distanti anni luce dalle verdurine grigliate.
È indicatissimo per fare una bella figura senza spendere una fortuna, per portareci il proprio uomo o donna, per una chiacchiera con amici, un po’ meno se siete reduci da uno sciopero della fame per rivendicare nomi di locali più comprensibili!

Ah, happy merry super Xmas e anno nuovo! 😉

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2 Pensieri su &Idquo;Vin o’ Mirr: quando capisci perchè un posto si chiama bistrot

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