Joy’s Irish Pub: Fish&Chips in letto di Gazzetta del Mezzogiorno!

Questa volta un po’ di paura c’era.

Il numero di pub, chioschi e “cose” di Bari visitati e -amatorialmente- recensiti inizia a farsi cospicuo, ma provare a scrivere due righe su uno dei capisaldi della ristorazione in salsa barese, lo ammettiamo, ci ha messo un po’ di timore.

Essì, perché con il passare degli anni, tantissima gente si è avvicendata sugli sgabelli del pub irlandese per eccellenza della nostra cittadina, tante comitive lo hanno eletto a ritrovo stabile e quindi… Tanta è la gente da dover soddisfare con queste righe, onde evitare di essere presi a botte di trifogli in testa.

Ad accendere quest’esperienza e a portarci a varcare la verde soglia del locale che fronteggia la chiesa di S.Giuseppe nel cuore del quartiere Madonnella, è stata la ricerca dei sapori provati durante l’Estate nell’isola dove se non sei un elfo sei un Fiorella Mannoia.

(Sì, lo sappiamo che ve ne siete accordi che non scriviamo da un bel po’ di tempo… 🙂 )

Il Joyce, è già un divertimento fin dall’inizio. Voi pensate si chiami Joyce, ma sui menu lo troverete denominato Joy’s, il che scatenerà l’innata voglia -nonchè tipicamente irlandese- dell’attività ludica del cambia nome: Giò is, Jòis, algioys (moto a luogo) e così via…

Una volta arrivati dovrete solo scegliere: bancone, sgabelli e tavoli alti nella prima sala o tavoli più grandi e sedie per le due aree a destra e sinistra.

Ad accendere il sorriso è l’offerta sia food che bevitoria del locale. Tantissime birre in bottiglia, molte artigianali locali, e un posto d’onore per le spine di Guinness, Kilkenny e Harp e per la cugina scozzese Tennent’s. Iniziamo bene.

A riempire i pancini, le proposte sono molte ed interessanti. L’aspetto migliore è che tutte, o quasi, sono quelle che trovereste in Irlanda. Cosa assolutamente non scontata, come abbiamo potuto notare in alcuni pub irlando-baresi in altri quartieri.

Quindi, provate a indovinare… Cosa abbiamo ordinato???

Semplice: Fish&Chips e una pinta di Guinness. Stereotipo… Tu m’hai provocato e io me te magno!

L’attesa c’è, ma, visto che il locale è pieno, è perfettamente giustificata.

L’arrivo del pesce&patate invece vi strapperà un sorriso. Avvolto in carta di giornale, vi permetterà da un lato di tenervi informatissimi sulle ultime novità cittadine, dall’altro di viverlo all’irlandese.

Pare infatti -a detta di mr Titolare- che fosse d’uopo presso certi vecchi antichi irlandesi non disporre nel monetaggio necessario per acquistare sia i quotidiani che il fish&chips, quindi di fronte all’annosa scelta, pare propendessero per il secondo, visto che veniva venduto appunto avvolto in fogli di giornale.

Pensa te ‘sti’rlandesi!

Il merluzzo impanato è buono e le patate pure. Tranquilli che sotto il giornale c’è la carta alimentare.
Orsù, ora comprendeteci se non ci dilunghiamo, ma che profonda disquisizione si potrà mai fare attorno a del merluzzo fritto? Era buono, tenero al punto giusto, fritto e porcellosissimo. Per soddisfare gli economisti, tenete conto che con 12-15€ vi alzerete dal tavolo belli soddisfatti!

Il consiglio è chiaramente quello di avventarcisi con l’utilizzo di mani e di non lesinare (qualora vi gustino) nell’uso di salse, anche perché pare a breve potrebbe esserne inserita una allo yogurt, aglio ed erbe.

Il locale in tutto può accogliere una 50ina di persone, vi consigliamo vivamente di prenotare qualora decidiate di provarlo da seduti, magari beccate anche una delle serate con musica. Per una pinta in piedi, invece, sia il marciapiede che la piazzetta di fronte sono ampii e confortevoli.

Una serata al Joyce vi lascerà felici e con un bel po’ di sapore d’Irlanda nel cuore, quindi non lasciatevelo scappare.

Ah, se siete dei ritardatari cronici, e qualcuno vi ha dato appuntamento al Joyce, ricordate l’annosa questione del parcheggio a Madonnella, quindi tarate il vostro “aue, arrivo tra 5 minuti” a questa variabile.

Provatelo e fateci sapere com’è andata!

->Se avete altri locali da consigliarci basta un fischio o un commento a questo post!

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Bilabì… il racconto di un birrificio da mangiare due volte

Questa volta abbiamo fatto le cose per bene.
Abbiamo aspettato che passasse l’euforia dei primi 10 giorni, e ci siamo andati. Poi ci siamo dati delle bacchettate sulle dita per evitare di scrivere, quindi abbiamo aspettato un paio di mesi e ci siamo tornati e solo dopo tutto ciò ci siamo seduti al computer.

Va dato atto che appena aperto sembrava che tutta Bari fosse riuscita ad andare a Bilabì nel giro di uno-due giorni.
Ricordo di aver distintamente dire a qualcuno Ma tu stiv a Bàr-Bilabì, parafrasando il celebre adagio che riguarda i 59 paganti di un Bari-Cittadella di anni fa.

Che si parli di leggenda o realtà, in molti in quei giorni ci intimarono di andare a provare Bilabì, e noi cedemmo.
Ma altresì ci dissero che non sarebbe stato corretto raccontare di un locale appena aperto, e dunque obtorto collo mangiammo tutto e zitti zitti bevemmo alcune birre.

Ci siamo tornati la scorsa settimana, e diciamolo subito: quella che vi aspetta a Bilabì è una bella e intrigante esperienza.
Situato tra la “Casa Rossa” e la chiesa arcobaleno di Saint Marcello, Bilabì è birrificio e luogo di cibo aperto da circa tre mesi.
Il locale è molto molto grande, l’allestimento è unico, artigianale ed interessante con belle soluzioni per luci, tavoli e bancone. È di quella tipologia di locale il cui aspetto migliorerà con il tempo e l’utilizzo, perchè se oggi state lì a concentrarvi potrebbe sembrarvi un po’ spoglio. Mentre un piccolo consiglio è quello di tenere lo sguardo basso per evitare quel… Normalissimo soffitto.

Nelle due serate in cui abbiamo mangiato qui abbiamo sempre trovato posto, in generale non abbiamo mai notato grosse attese per un tavolo, ma -come da buona abitudine- se dovete festeggiare qualcosa o siete in tanti una telefonatina non costa nulla.
Il personale di sala è sempre stato cortese e all’altezza per dispensare buoni consigli e il tempo di attesa non è mai stato così giusto.

Oramai annebbiati i ricordi gastronomici della prima volta a Bilabì, concentriamoci sulla seconda.
Il locale propone una buona scelta di primi, più quello del giorno, taglieri, vari intrattieni (provate assolutamente le chips di barbabietola, carota e pastinaca, che sì è una parola realmente esistente) ma noi -oramai lo avrete capito da questa recensione, poi da questa e anche da questapreferiamo affondare i denti nei paninazzi, ancor più se questi sono dei piccoli e ricercati concentrati di gusto.

E le attese non sono deluse: il panino multicereali con tonno in crosta di pepe, stracciatella, radicchio, e cruditè di sedano e carote è davvero una delizia, sazia al punto giusto, ma la giornata era stata pesante, e quindi secondo giro con panino alle bombette tirate al rum. Ora ci siamo.
Nel frattempo che tiriamo qui e là un morso agli altri panini del tavolo (merita anche la focaccia con mortadella, trecciona e pomodori secchi), accompagniamo il tutto con il vero motivo per il quale questo è un birrificio: le birre.
Prodotte in loco, le proposte sono tre: la Giuditta, la Precaria e la Cuzzi Baba. Tutte e tre molto interessanti e… Sì, ne parlerete a fondo con i vostri commensali dato che è statisticamente provato che ne prenderete ognuno una diversa.

Con una 50ina abbondante di posti a sedere, Bilabì può andar bene per una birra al volo, una serata con gli amici o una mangiata in tranquillita. Ve la caverete per birra (prezzi decisamente buoni e magari provatene due piccole diverse) e panino con circa 10-15€ a testa e l’unica motivazione per la quale vi verrà voglia di tirare un morso in testa ai gestori saranno i menu, che speriamo presto abbiano un’ evoluzione verso le magiche arti della legatoria.

Passateci e diteci la vostra, non prima però di aver dato un occhio anche ai bagni. Sì, c’è la carta igienica verde. ❤

 

Per ulteriori dettagli questa è la loro pagina Facebook  e queste le loro recensioni su TripAdvisor.

La Farmacia dei Sani… Quando serve una nuova ricetta.

L’identità di un locale.
È quella cosa che ti fa restare impresso un posto, e ti ci fa venire la voglia di tornarci. Che sia il migliore o il peggiore di Bari.

Ma può capitare che quell’identità non la si riesca a trasmettere, o… Boh, magari siamo noi che non eravamo sulle stesse frequenze quando l’altra sera abbiamo varcato le porte della Farmacia dei Sani.

Locale bello grande nel cuore del centro di Bari, potrebbe rappresentare un’ottima tappa prima di una serie di vasche di struscio (o strusho) in centro, o anche la location ideale per una reunion con gli amici.
Il locale è bello grande, e se prenoterete per tempo non crediamo vi farebbero troppe storie nel riservarvi tavoli grandi.
Se invece arrivate in gruppi sparuti il posto dovrebbe spuntar fuori senza troppi problemi, tavolino o bancone che sia.

A non convincere appieno nell’entrare è l’arredamento: a sedie, tavoli e bancone in stile pub inglese, fanno da contraltare delle asettiche pareti bianche con lampade di design e stampe di scorci grattacielici.
A non convincere appieno una volta accomodatisi è il menu, sia nella forma (c’è ancora qualcuno che usa solo i raccoglitori dati dai fornitori e non ne stampa di suoi?) che nel contenuto. Non ci sono proposte interessanti, che distinguano il locale da qualunque altro esercizio ristorativo. Davvero ci siamo dovuti sforzare nel decidere cosa prendere.
A non convincere appieno è anche quello che assaggiamo. Questa volta abbiamo scelto un evergreen, la porzione di patata al forno, poi un piatto di orecchiette con salsiccia radicchio e noci e uno di paccheri al pesto mediterraneo, ad accompagnare il tutto la birra Redhead del birrificio barese Compagnia Brassicola Zerottanta.

Le patate al forno vengono recapitate con una velocità ipersonica (davvero, parliamo di 2 minuti o poco più).
Altrettanto veloce è il servizio degli altri piatti ordinati, complice la sala ancora in fase di riempimento.

E forse è davvero un po’ troppo veloce il servizio.

Il pacchero al pesto mediterraneo, piatto piuttosto semplice, è una variazione sul tema in cui il pacchero servito è quello con le ossa, tosto assai. Mentre lascia perplessi anche il secondo primo, dove il radicchio utilizzato è crudo, da busta e viene utilizzato come letto della pasta e non nel sugo. Per salsiccia si fa presente che non riceverete salsiccia, ma cubetti di speck.
Varie ricerche da mamma a Sonia Peronaci non hanno prodotto risultati, ma l’effetto del radicchio crudo è davvero complicato.

Alla fine del pasto il conto sarà di circa 15-20€ per un primo, una birra, una porzione di patate al forno e coperto.

Insomma, è questa un’esperienza non felicissima. Ciò che dispiace è che si tratta di errori piccoli, anche se non giustificabili dalla ressa in sala, ma che sommati l’uno all’altro non fanno fare a questo locale, grande e dalla felice ubicazione, una bella figura.

Tuttavia la nostra rinnovata morale, lo spirito primaverile e la fame continua fanno sì che l’accordo deontologico con la ristorazione barese sia quello di riprovare il locale a distanza di qualche tempo…

Scopri la valutazione del locale su Trip Advisor.


 

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Lamaricante: lì dove Mc Donald’s ha sbattuto i denti!

È possibile che ci capitiate per le ragioni più disparate.
Perchè ci lavora un amico, perchè ve ne parlano da quasi un anno, perchè siete degli avidi ricercatori di hamburgerazzi (la categoria è stata introdotta da questo blog qualche mese fa…) o perchè avete semplicemente voglia di fuggire dal caos cittadino.

Quale che sia la ragione che vi abbia portato a varcare le soglie di questo posto, non potrete che condividere con noi una grandissima difficoltà: quella di dargli un nome.
Sì, oltre quello di battesimo s’intenda.
È un gastro-garden-pub, un risto-giardino o posto-per-mangiare-nel-verde?
Boh.

Fatto sta che, se non ci siete mai stati, dovete andarci.
Adesso.
Perchè, va detto subito, questo posto si colloca tra i migliori locali ristorativi di Bari e dintorni finora provati.

Lamaricante è una ex villa privata, su una delle strade principali di Torre a Mare.
Aperta da poco meno di un anno, rappresenta una bella realtà ristorativa, frutto -e questo non è mai scontato- di anni di esperienza, sia dei gestori che del personale.
All’ingresso l’atmosfera vi colpirà immediatamente: il giardino vi porterà in un universo parallelo, un’oasi inattesa di pace.
La struttura -in versione invernale- all’interno ha un’ottantina di coperti tra interno e dehors, mentre d’estate sboccia con tavolini su prato e cortile.

Ma veniamo alla parte interessante, perchè -direte voi- e vabbè, fino a mò pare a vedere la villa che tengo alla foresta Mercadante.

E passare al piatto è decisamente un’ottima scelta.
Dimenticatevi le solite proposte, o voi tarallini-olivomaniaci!
Ciò che rende Lamaricante una tappa obbligata sono proprio le proposte dello chef: nessun piatto è banale, ogni proposta profuma di fantasia e attenzione alla tradizione.

La scelta è stata quella di provare un po’ tutto, dato che giocava a nostro favore l’alto numero dei commensali.
Ma se dovessimo consigliarvi un’esperienza, beh, è sugli hamburger che dovete posare l’occhio.
Tre proposte, tutte avvolte da ottimo pane ai semi di sesamo e papavero fatto in loco: uova-guanciale-pecorino a scaglie; confettura di ciliegie-pecorino; rape stufate-stracciatella.
Si avete letto bene: Roland Mc Donald non ha il passaggio in macchina, e qua non ci arriva.
Ad accompagnare il tutto, la scelta di birre è molto vasta.
La nostra cade sulla birra artigianale D-Day del birrificio Decimoprimo direttamente dalla BAT-provincia (Trinitapoli – non hanno un sito internet, disturbateli su Facebook).

Scegliete in base al vostro cuore, ma non dimenticare di farvi portare una porzione di polletti come antipasto.
Goduriosamente impanati con semi di sesamo e fritti, dopo essere stati marinati e serviti con tzaziki e salsa di carote con cumino, zenzero e paprika, non vi deluderanno affatto.

Le scelte fatte si rivelano interessanti, forse solo l’hamburger uova-guanciale-pecorino a scaglie avrebbe bisogno di una nota di umidità in più, ma nel complesso i sapori si sposano davvero molto molto bene.
In chiusura una sofficiosa torta al cioccolato e birra ci dà l’arrivederci.
E siamo certi che ci rincontreremo molto molto presto.
Sì, molto molto. (Abbiamo fatto il bis).

Ricordatevi di prenotare con l’avvicinarsi della bella stagione. Potete portare anche i vostri bambini, difatti in alcuni giorni -e in estate sempre di più- una stanza della villa è dedicata ai piccini con animatrice professionista, così che nessuno vi disturbi mentre addentate il vostro panino e loro possano divertirsi a dovere.
Nel complesso con una spesa tra i 15 e i 20€ riempirete il pancino con un hamburger, una buona birra e un dolce.

Ma un salto al Lamaricante sarà anche l’occasione per rinfrancare lo spirito.

Già, lo dice anche il claim del locale: contro il logorio della vita moderna!

Il Pane e le Rose… Beh tante belle cose nel centro di Bari!

Lo avevamo puntato da un po’ di tempo, ma per inspiegabili ragioni avevamo rimandato l’appuntamento.
Ce lo avevano consigliato un po’ di persone, ma per inspiegabili congiunture non ne avevamo varcato la soglia.

È servita la mostra dedicata all’India di un amatorial fotografo, ospitata all’interno del locale, a fornirci la scusa per provarlo.

A pochissimi passi dalle ex Poste centrali, la vineria Il Pane e le Rose potrebbe comodamente diventare la risposta all’indecisione di una sera.
Quando stanchi della solita pizzeria e senza alcuna voglia di pub, la voglia è quella trascorrere piacevoli minuti mangiando qualcosa di molto molto interessante a prezzi non proibitivi.
Insomma una buona alternativa se vi sono già piaciuti Est! o Vin’o Mirr.

A colpirvi e a coccolarvi ci saranno le decine di bottiglie di vini appollaiate sulle vostre teste, e gli occhi saranno prima turbati ma poi soddisfatti dagli arditi accostamenti verde fluo – bianco e rosa shocking delle sedie e dei tovaglioli.
L’atmosfera però è intima, raccolta, e minimal al punto giusto.
Il padrone di casa non lesinerà un sorriso e una battuta nell’accogliervi.

Piacevolmente la proposta culinaria è ristretta ed in costante aggiornamento.
Quindi dimenticate proposte fisse e ogni visita potrebbe riservarvi delle belle sorprese.

La sera in cui abbiam scelto questo locale il menu propone sei piatti, uno più interessante dell’altro, e poi i classici taglieri qualora la vostra intenzione fosse quella di degustare esclusivamente vini con un accompagnamento mangereccio.

La scelta cade, piacevolmente guidata dal padrone di casa, su polenta grigliata con ragout di funghi e crema di parmigiano e poi sulla lonza di maiale in crosta con insalata di mele verdi.
Un Salice Salentino nel calice (Sampietrana Vigna delle Monache) accompagna la cena.

Le abbondanti porzioni vi saranno recapitate dopo l’omaggio di due frise (da sponzare un po’ meno… Oddio, sponzare è italiano?) e con dell’ottimo pane realizzato nel locale stesso.
Entrambe le portate scelte si distinguono per intensità dei sapori, qualità realizzativa e di impiattamento.
Se proprio una critica si può muovere, questa riguarda la crema di parmigiano: leggermente più densa sarebbe stata -a parer nostro- perfetta.
Per il resto, tutto vi lascerà soddisfatti e la mela verde vi solleticherà piacevolmente il palato.

Il prezzo per una cena per due, con due piatti e due calici di vino si aggira attorno ai 14€ a testa.
E come potete notare dalle foto del menu, due portate a testa ed un buon calice non vi costeranno oltre 16-18€.

Il nostro consiglio è di concedervi una cena qui. Ma evitate di atterrarvi in massa, non è il posto per voi.
È l’ideale per un solitario del gusto, per una coppia o un piccolo gruppo.
E ricordate che fino al 3 Aprile potrete concedervi un viaggio con la mente nelle atmosfere d’India grazie alla decina di scatti di Mario Mastrodonato.

Noi ne abbiamo due preferite, voi?

Antico Chiosco U’Russ: lo street food alla barese va in paradiso!

Fermo affamato viandante!

Ecco qui IL POSTO. Tutto maiuscolo, non solo l’iniziale.

Segnatelo su tutte le mappe di Bari. Piantate cartelli in ogni via, quella di cui vi parliamo è una delle esperienze culinarie assolutamente migliori nella nostra gustosa città.

Un tempo li chiamavano pan’emmerda. E alcuni ancora si fregiano del titolo, orgogliosi o meno.
Roulotte, camioncino o chiosco, qualunque fosse la struttura ospitante, per molti anni lo street food alla barese è stato sinonimo di improbabili combinazioni di condimenti attorno all’hot dog o alla cotoletta di turno.

Fortunatamente qualcuno ha deciso di invertire la tendenza.
E lo fa alle porte del centro storico, tra porto e dal castello, a due passi da Santa Chiara e dalla bellissima chiesa bizantina di San Giovanni Crisostomo (ecco, passate a visitarla e poi fate pausa cibatoria). È quindi comodo arrivarci anche a piedi, ma non manca la caratteristica possibilità di parcheggiare in doppia fila (no polizia municipale noi non lo abbiam fatto!).

U’Russ, o meglio all’anagrafe Antico Chiosco da U’Russ, si presenta come un normalissimo chioso di quelli di cui sopra: bancone rialzato, tendone, e quattro o cinque tavolini rossi con sedie di plastica della Peroni.
Per metà della struttura – quella a destra- fatica a staccarsi dallo stereotipo a base di hamburger, dall’hot dog e dalla cotoletta. E vabbè.
È la metà di sinistra però quella che vi lascerà senza parole: troverete un’intera vetrina di tagli di carne invitantissimi e dietro di loro tre allegri personaggi pronti a darvi le giuste indicazioni nella scelta… Insomma un paradiso.
In ordine sparso: salsicce di maiale con formaggio, al prosecco, dolce, piccante, carne di cinghiale, bombette, entrecote, filetto, spiedini…

La scelta è chiaramente difficoltosa. Saranno gli osti a guidarci.
E quindi prima un entrecote, poi una porzione di bombette e poi una di pepite di cinghiale. Da bere il solito, Peroni.
Ma sorpresa delle sorprese, se ne aveste voglia è possibile anche chiedere un calic… emh… Bicchiere di vino.

Le porzioni sono giuste, le carni davvero ottime e alcuni piccoli contrasti sono quello che rendono quest’esperienza unica.
Il primo, un uso primordiale ed eccessivo del pane. Ovunque. Anche l’entrecote va nel pane e per quattro bombette un altro sfilatino. Insomma, anche se previsto di default da U’Russ, vi consigliamo di rifiutare l’invito all’impaninamento così da evitare che il pancino vi si riempia troppo presto e vi impedisca altre porzioni.
Il secondo contrasto in altre occasioni potrebbe fare storcere il naso, ma senza, questa non sarebbe un’esperienza coi fiocchi: la musica. Colonne sonore (va detto, in sottofondo) dal neomelodico, alla dance fino ai classici anni ’60 vi accompagneranno durante la permanenza.

Una volta pulite le fauci, il conto è di 22€ per una porzione di bombette (4), una di pepite di cinghiale (2),  entrecotte e due birre.
Ma soprattutto, andando via ci vengono prospettate nuove esperienze mistiche con carne d’asino per la prossima volta che torneremo da queste parti e crediamo che ciò avverrà molto presto.

Insomma un’esperienza ottima, allegria da parte dei tre gestori che spesso si fatica a trovare anche in locali in muratura, ma soprattutto un’ottima competenza e passione che i nostri hanno una gran voglia di condividere. Finalmente un posto da mostrare orgogliosi agli amici forestieri dopo il gustosissimo food pork del panzerotto Dal Santo Palato.

E se il consiglio dei gestori per il condimento dell’entrecote è insalata e un filo d’olio, beh, crediamo che lo street food alla barese abbia trovato un ottimo difensore. Anzi tre, e uno ha ovviamente i capelli… Rossi!

Est! Magie d’odori in una vineria con soppalco.

Consigliato da molti, andava provato.
La voglia era di non avventurarsi per le vie del centro, e la scelta di stasera è caduta su un’ottima alternativa al cuore della città, dalle parti del Campus, dove il parcheggio abbonda e a quanto pare anche gli interessanti luoghi per la nostra continua ricerca dei migliori locali di Bari.

Est! (questo punto esclamativo causerà inghippi ortografici, già lo sappiamo…) si trova a pochi passi dal cinema Ambasciatori, su via Toma. Location per noi collegata al trauma di aver ospitato nel 2000 a.D. la proiezione dell’Esorcista in versione integrale – che tanti segni ha lasciato negli incubi di chi vi scrive -, è oggi un isolato abbastanza sveglio con due locali e un kebabbaro nello spazio di pochi metri.

Riconoscerete il locale da una bellissima insegna di legno, e poi chiaramente dal fatto che su tale insegna c’è scritto il nome di locale. Ma non mancheranno di attrarre la vostra attenzione le luminarie di Natale che hanno la capacità di proiettarvi già in un posto che sembra tagliato fuori dal tempo. E l’impressione si conferma all’ingresso: il locale è piccolo, piacevolmente intimo e l’arredo è quello a metà tra il vintage e la bottega, tipico di una vineria. Tra piano terra e soppalco ospita una quarantina di coperti, più una piacevole infinità di bottiglie di vino.

Carta dei vini che è senza dubbio il cavallo di battaglia dell’Est!, assieme alla vasta scelta di birre in bottiglia. Cavallo che è perfettamente cavalcato dal personale, davvero molto preparato.
Il menu è abbastanza ampio, offre alcuni primi più i piatti del giorno, poi carni e pesce. Rendendo così Est! capace di soddisfare anche voglie differenti all’interno di una compagnia di mangiatori.

La nostra scelta per cominciare cade sull’antipasto: salumi, latticini e assaggi di pizze rustiche e frittatine. O meglio, rileggete tutto al singolare. Un pezzo per pietanza.
Poi, secondo i dettami di una nuova scelta di vita nella ristorazione, ci affidiamo al piatto del giorno, scegliendo troccoli con zucchine e crostacei e orecchiette con broccoli e guanciale.
Ad accompagnare il tutto la birra blonde ale Germana del Birrificio Svevo di Modugno, uno dei birrifici pugliesi con più esperienza alle spalle.

Le scelte si rivelano molto piacevoli, i due primi sono ottimi e si lasciano notare anche per l’abbondanza delle porzioni. Buon viatico per far cadere la scelta su questo locale anche per una cena al volo.
Da sconsigliare invece l’antipasto, o meglio non avventuratevi nella condivisione dello stesso. Ad ogni modo 10€ per così poca roba lascia un po’ infastiditi, anche perchè gli ottimi primi -invece- si assestano sui 4,50€. A chiudere invece è pura estasi la torta Sbriciolata con cioccolato e ricotta, davvero buona!

Contate dunque una spesa sui 15-20€ a testa, ma portatrice di buona sazietà.
Est! si rivela una scelta indicata per una cena non impegnativa, ma che non vi farà sfigurare agli occhi del vostro ospite forestiero.
La location è molto carina, certo un paio di nei ci sono.

Il primo: quei due quadratini di pizzetta come benvenuto… Spesso evitare è meglio, sono piuttosto tristi: non danno l’effetto uao, cominciamo bene, sono molto accoglienti qui!, bensì quello meh, e che è la carità!
Il secondo neo in realtà potrebbe essere valutato come un numero di magia olfattiva. Il locale ad occhio e croce frigge molto poco, ma riuscirete ad andar via con una bella puzza di fritto addosso -fritto leggero però, eh-.
Quindi evitatelo se ci venite qui con la/il commara/o e non volete dare adito allo sgamo una volta tornati a casa.

A meno che, come per noi, l’odore di fritto non vi piaccia da impazzire! Assieme ai soppalchi.